Haiti: 2 modi per aiutare

Non mi dilungo su ciò che è accaduto, sai già tutto.

In questi casi i modi per aiutare, da persone etiche e piùchepuoi come diremmo noi, dando il proprio contributo sono tanti (non conta la grandezza dell’aiuto e non voglio entrare nella sfera personale, ognuno in questi casi si muove come meglio ritiene opportuno e in linea con le sue possibilità,  ma secondo me è importante anche ad un livello “più alto” lanciare un messaggio comune: “io ci sono“).

Io ti segnalo 2 modi per farlo, visto che sono 2 possibilità che arrivano da persone che conosciamo (Miguel, iscritto a PiùChePuoi e che ho avuto modo di conoscere personalmente) e Adele Falcetta (avvocato civilista esperto in adozioni internazionali, esperta di PiùChePuoi).

Padre Antonio Menegon referente dell’unico Ospedale rimasto in piedi a Port au Prince, facente capo alla Missione Camilliana di Haiti (CLICCA QUI PER SCARICARE L’ULTIMA LETTERA DI PADRE ANTONIO MENEGON)

Adozione internazionale: e se adottassimo un bambino di Haiti?

Nota: viste le tante domande ricevute via mail Adele ha scritto un secondo articolo per rispondere alla più comune: Approfondimenti sul rischio giuridico.

Se hai altre iniziative da segnalare, qualcosa da dire o informazioni particolari lascia un commento qui sotto, in modo che possano leggerlo tutte le persone.

Grazie,
Italo Pentimalli

Commenti

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13 Risposte a “Haiti: 2 modi per aiutare”

  1. Grazie Italo per avermi invitato a dire la mia su questo delicatissimo problema dei bambini di Haiti che ci sta dilaniando l’anima. Io credo che al momento la cosa veramente necessaria da fare in questo martoriato paese sempre più in balia di orde di sciacalli e spietati criminali è il ripristino della legalità e dell’ordine pubblico, la cui mancanza favorisce i traffici illeciti dei bambini e nello stesso tempo rende diffcili e inconsistenti tutte le forme di aiuto che gli arrivano da tutto il mondo. Ieri ho salutato con gioia l’arrivo della nostra ammiraglia ad Haiti, so che i nostri soldati eccellono in questi compiti difficili e delicati come la gestione di gente ostica quale si stà dimostrando di essere gran parte della popolazione aitiana (almeno da quello che i notiziari ci mostrano). Grazie ancora e complimenti per le tue bellissime iniziative su piuchepuoi.

  2. @ROSANA: Dovresti rileggere quello che scrivi prima di cliccare il tasto “pubblica”

  3. Non ho letto tutti i commenti per cui non sò se questa riflessione sia stata già trattata. Io sono d’accordo nel fatto che dobbiamo aiutare con dei soldi queste popolazioni colpite da disastri anche perchè domani può toccare anche a noi. Voglio invece dire a tutti quanti oltre a mandare dei soldi bisogna invece cercare di risolvere il problema alla radice e cioè rispettare e donare amore alla nostra terra “Gaia” altrimenti continueranno questi disastri. Amiamo la nostra terra come amiamo noi stessi ” sempre se sappiamo amarci”, compiamo azioni giornaliere che salvaguardino la terra perchè lei vive come noi. Basta poco e costa poco fare queste azioni per cui tutti possiamo se vogliamo.
    Con affetto

  4. Armando bella idea!
    Ti consiglio di fare una breve sintesi di essa e di inviarla ad associazioni di categoria di piccole medi imprese, le mai le si trovano.
    Ci sono molti che hanno idee funzionali, anche anticrisi, ma sembra che per prima la politica e le istituzioni siano sordi.

    Ciascuno deve operare come puo’ dal basso, un altra cosa.. tutti parlano ma pochi fanno.. l’ipocrisia del dire e non fare è diffusissima.

  5. Suggerisco, oltre agli aiuti economici ed altro, che ciascuno può dare, di inviare anche Luce ed Amore, a sostegno di tutte le persone colpite e di quanti operano nella solidarietà….
    E’ toccante come si attivi in queste circostanze……e fa bene sperare, a dispetto di tutte le brutture deprimenti che ci fanno ascoltare ogni giorno
    alla tv!

  6. Ciao Italo,
    grazie per l’attenzione e sensibilità dimostrata.
    La apprezzo molto e Ti ringrazio anche a nome di Padre Antonio e dei Padri Camilliani di Torino.
    In questi casi il contributo più utile è quello che arriva nel lungo periodo, quando i riflettori si sono spenti e diventa necessario affrontare la quotidianità che continua a presentarti delle sfide a cui rispondere con costanza e passione.
    Per chi volesse seguire gli sviluppi di Haiti, attraverso il “privilegiato” punto di vista dei Camilliani può andare sul sito di Madian
    http://www.madian-orizzonti.org
    dove esiste anche la possibilità di adottare a distanza i bambini malati e abbandonati offrendo attività di sostentamento alimentare, assistenza, degenza e sostegno alla loro istruzione scolastica.
    Un caro saluto e a presto,
    Miguel Scordamaglia

  7. L’attenzione del cuore, può essere anche quella una forma di adozione!

  8. Ciao Italo
    purtroppo io non ho moltissimo da poter donare per mandare aiuti ad Haiti. Ma vorrei tanto poterli aiutare concretamente, cioè partirei per andare proprio ad Haiti e dare una mano su tutto. Sono un’insegnante elementare ma potrei rimboccarmi le maniche e fare qualsiasi altra cosa.

  9. Buongiorno Italo.

    La soluzione che prospetti per dar corso ad aiuti immediati è senz’altro giusta e, ovviamente encomiabile, vi sono organizzazioni confessionali -e non- di provata fiducia che lavorano e agiscono nelle aree meno fortunate (o più sfruttate) del globo in silenzio e con lavoro duro e capillare, aiutarle direttamente è sempre una iniziativa da intraprendere senza riserve.

    Un campanello d’allarme va fatto suonare a mio avviso anche su quelli che sono gli enormi problemi di gestione dell’emergenza, ovvero del “dopo”, di un “dopo” anche lontano dall’evento tragico…

    Notizia di questi giorni è in rifiuto (pare) sempre più generalizzato del sstema ospedaliero USA di accogliere feriti del cataclisma Haitiano. Non entro nel merito della questione, il sistema sanitario americano è ancora totalmente impostato su criteri privatistici, quindi ragiona funziona come una azienda a profitto e conta su un tetto minimale di welfare “assorbito” e finanziato federalmente, per cui (come si vide nel disastro di N.Orleans) ben presto il livello della quota fondi disponibile può esser raggiunto, e a quanto pare in questi giorni ciò sta accadendo in USA.

    Lo status è questo, cambierà probabilmente con l’impegno del buon Obama e della Clinton ma ora bisogna prenderne atto…

    e allora?

    Una delle iniziative che si potrebbero intraprendere e che potrebbe da un lato far frone a queste disastrose empasses e dall’altro prevenirle è quella di creare delle vere e proprie reti economiche di solidarietà.

    L’idea è questa: qualunque impresa che fornisce beni e servizi basa la sua esistenza su una rete di fornitori e di clienti: due rami di rapporto economico e flusso di denaro quindi, in entrata ed in uscita.
    Soprattutto per le piccole e medie imprese, sino forse alle medio-alte, il rapporto tra queste realtà così collegate è quasi “de visu”, ovvero piuttosto stretto e non solo mediato dagli uffici amministrativi e/o tecnici; insomma i titolari o, nelle aziende più grandi, gli amministratori delegati, si conoscono (questa è almeno la realtà della stragrande maggioranza delle aziende del Nord del nostro Paese) e si parlano, non sono entità “lontane”.

    Detto ciò se ogni azienda, diciamo così, di “buona volontà” lancia a tutti i propri partners l’idea di destinare una data cifra del fatturato (anche minima, certo non simbolica) ad un conto, o fondo, costruito proprio da quella rete di fornitori, clienti e aziende collegate – fondo (o conto) aperto ad esempio in piena trasparenza in Banca Etica, giusto per fare un nome – si avrebbero le proverbiali piccole gocce che costruiscono, come maglie di una rete un piccolo (piccolo?) mare.

    Proviamo a fare un esempio: una azienda piccola, di respiro locale, di qualunque tipo, potrebbe avere tra i suoi contatti una trentina di clienti ed una decina di fornitori (e tra i fornitori includo non solo fornitori di beni ma anche di servizi, anche le stesse banche con cui lavora, le assicurazioni, ecc): 40 aziende quindi, che potrebbero condividere l’idea e tutte destinare la cifra non ridicola, ma certo -per una azienda- sopportabile di 500 euro/anno ad un fondo comune; totale raccolto: 20.000 euro; certo una goccia nel mare…
    Ma se Tutte e 40 le aziende coinvolte a loro volta si fanno ambasciatrici di un progetto simile e, a loro volta, danno vita ad una operazione gemella, beh la curva economica comincia a spostarsi verso l’alto esponenzialmente…

    Se il sistema si mette in moto in questo modo e dilaga (sul territorio nazionale ed internazionale) verrebbe a crearsi una sorta di “sistema assistenziale per le emergenze” costruito dalla base dell’economia reale, ovvero dalle attività delle aziende stesse che vi destineranno una parte minimale del loro profitto (peraltro, come sappiamo, in forma scaricabile fiscalmente).

    Riconosco che collo scenario or ora delineato siamo ai massimi sistemi, ma è altrettanto vero che si tratterebbe di una operazione -volendo- velocissima da mettere in piedi: un “giro di telefonate” tra imprenditori (o direttori marketing ammistratori delegati, o chi “conta insomma”) di aziende in rapporto professionale ed in brevissimo tempo iniziative simili si metterebbero in piedi.

    Trasparenza: è il cuore dell’iniziativa (assieme al denaro…); potrebbero avere funzione di controllori-garanti istituzioni come Banca Etica, con loro il coinvolgimento di realtà di provata integrità morale e chiara onestà (per restare in ambito confessionale, e seguirti nella tua proposta, segnalerei i Comboniani, attivissimi nell’ancor cosiddetto terzo mondo ed attenti all’etica degli aiuti e dello sviluppo e che essendo “della” mia città -Verona- ben conosco), in aggiunta si può certo pensare anche ad altri “controllori” ad es. di natura più marcatamente istituzionale (rappresentanti delle comunità locali, ecc)… Tutti costoro possono sovrintendere e garantire l’iniziativa da -diciamo così- “storture e interferenze improprie” (o peggio) purtroppo sempre possibili ovunque transita denaro, foss’anche destinato ad iniziative di solidarietà…

    50 aziende che abbracciano questa iniziativa, la fanno propria, le danno vita e la finanziano significano: 20.000 x 50 = 1.000.000 di euro…
    bene: quante sono in Italia le piccole, medio-piccole, medie …e grandi aziende? e, se respiriamo “largo”: quante sono in Europa?

    La gestione dei fondi e la loro assegnazione avverrebbe su progetti chiari, definiti, certificati, controllabili, controllati e rendicontati…

    Disporre oggi di qualche milione di euro per aiuti sanitari ad Haiti, ma soprattutto poter dimostrare che una rete economico-solidale come questa si è messa in moto, dilaga, cresce e si consolida, sarebbe, ad esempio, una buona assicurazione a chi può potare immediato aiuto per chi proviene da quella terra martoriata, e penso di nuovo agli ospedali USA con le porte in via di chiusura, quindi che tal sistema si rassicuri e le riapra, facendo fronte SUBITO e senza riserve all’assistenza e rendendo conto POI alla comunità internazionale del livello di solidarietà offerto.

    Infine, e chiudo, una “meccanica” solidale come questa dovrebbe diventare consuetudine, ovvero NON attivarsi solo a cavallo di calamità come quella di Haiti ma anno dopo anno andare a costituire riserve e disponibilità economiche che in parte andrebbero a finanziare progetti di utilità immediata, in parte verrebbero accantonate per le emergenze.

    è una strada che noi ci sentiamo di intraprendere; la variabile critica (c’è in ogni progetto) sta nella volontà di coinvolgimento dei soggetti interessati e nel livello di fiducia da un lato, e dall’altro nella disponibilità a voler condividere iniziative e risorse, non è un momento felice (la crisi copre tutto col la sua coltre grigia), ma la solidarietà non fa difetto al nostro Paese, e ho fiducia.

    un saluto.
    Armando

  10. Perchè non si pensa mai ad una adozione a distanza.
    Aiutare quei poveri bimbi nella loro terra, farli crescere con i loro parenti, anche alla lontana rimasti, e gli altri bimbi con cui sono cresciuti fino ad oggi.
    Perchè siamo così egositi da dover pensare che la sola soluzione sia quella di portarli via da Haiti, la terra che li ha visti nascere. Le avversità fanno male, molto male, ma aiutano a crescere più forti e più consapevoli delle proprie forze e capacità.

  11. Anch’io come sabina mi chiedo se e coma si possa fare per avere almeno in affido uno di questi poveri piccolini. Purtroppo noi aviamo recentemente perso la nostra piccola, che non è riuscita a superare il parto, per cui, saremmo felicissimi di poter fare qualcosa per questi piccoli che hanno perso tutto.
    grazie, attendiamo risposta

  12. sono profondamente commossa per quello che fate a questi nostri fratelli,desidero partecipare al meglio nell’aiutare queste persone e soprattutto i bambini ai quali mi sento molto vicina,sono infatti una maestra.Le chiedo quanto è fattibile l’idea di accogliere temporaneamente,in casa propria,tramite un affido,uno di questi bambini per aiutarli a superare questo tragico momento.mi sembra che il calore di una famiglia sia meglio di una qualsiasi struttura.
    attendo una vostra gentile risposta.
    cordiale abbraccio
    Sabina

  13. DATO CHE ECONOMICAMENTE NN POSSO MANDARE NULLA ALLE PERSONE SOFFERENTI E RIMASTE COINVOLTE NELLA TRAGEDIA AD HAITI MA LE PREGHIERE E’ L’ENERGIA D’AMORE CHE MANDO A TUTTI COLORO RIMASTI VIVI O CHE SONO SOTTO LE MACERIE CHE L’ENERGIA CREATRICE DELL’UNIVERSO(DIO)ARRIVI NELL’ANIMA DI OGNUNO DI LORO PER GUARIRLI E SALVARLI E SE SARA’ DESTINO FAR SI CHE DALLA CADUTA DEI PEZZI DI VITA E DI CASE RINASCA UNA VITA PIU’ FORTE IMPRONTATA SULL’AMORE SULL’ALTRUISMO UN GRAZIE IMMENSO A TUTTI I VOLONTARI E PROFESSIONISTI CHE SONO LI DA OGNI PARTE DEL MONDO CHE L’UNIVERSO VI ASSISTA BUONA LUCE A TUTTO IL MONDO DA ROSANA M. DI TORINO(FUTURA SCRITTRICE)

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