A loro non gliene frega un tazzo

A loro non glien’è fregato un tazzo.

Iniziamo subito con lo stabilire cosa sia un tazzo: un tazzo è, ovviamente, il fratello della tazza (e ognuno può usarlo come meglio crede).

Si sa, ci sono alcuni che non gliene frega niente, altri che gliene frega altamente e, altri ancora, ai quali non gliene frega un tazzo (in fondo ognuno è libero di fregarsene o no come meglio gli pare non credi?).

1. 1873: La prima grande depressione

La crisi economica del 1873, la prima ad essere chiamata Grande depressione, ebbe inizio dopo oltre trent’anni di incessante crescita economica. Il mondo conobbe una crisi agraria, cui si aggiunse una parallela crisi industriale.

Le cause? Aumento della produzione non sostenuto da un’adeguata domanda e l’emergere di nuove potenze nella produzione agricola, come Australia e Argentina.

Nel giro di pochi mesi la produzione industriale degli Stati Uniti cadde di un terzo per la mancanza di acquirenti mentre aumentava a dismisura la disoccupazione.

In quegli stessi anni…

Nasceva quella che sarebbe diventata la General Electric, fondata da Thoms Edison.

Oggi 287.000 dipendenti, circa 40 miliardi di fatturato annuo, utile netto di oltre 3 miliardi di dollari.

2. 1929: La seconda grande depressione

La seconda grande depressione, detta anche crisi del 1929 (grande crisi o crollo di Wall Street), fu una drammatica crisi economica che sconvolse l’economia mondiale alla fine degli anni venti, con gravi ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo.

La depressione ebbe alla propria origine contraddizioni simili a quelle che avevano portato alla crisi economica del 1873.

Il commercio internazionale diminuì considerevolmente, così come i redditi dei lavoratori, il reddito fiscale, i prezzi e i profitti

In quegli stessi anni…

Nasceva la Walt Disney, con i primi cortometraggi animati.

Inutile io stia qui a dirti cosa sia la Walt Disney oggi..

3. 2000: La recessione della New Economy

Con Dot-com si definiscono quelle società di servizi che sviluppano la maggior parte del proprio business tramite un sito internet.

Le Dot-com, dopo un periodo estremamente positivo in cui sembrava che tutto fosse possibile, furono le protagoniste, in negativo, della bolla speculativa della new-economy all’inizio degli anni 2000, quando numerose di esse fallirono generando una vera e propria recessione della New Economy.

In quegli stessi anni…

Nascevano colossi come Facebook e aziende del calibro di Amazon consolidavano i propri utili.


La storia? Semplice, seguimi:

  • Si crea un sistema
  • Lo si cavalca
  • Ad un certo punto si rompe qualcosa e quel sistema non funziona più
  • Bisogna creare un nuovo sistema

E poi? E poi si ricomincia. E’ ciclico. Fa parte della storia, della storia dell’uomo.

E durante quei periodi in cui “il sistema sta cambiando” che si fa?

Beh, dipende.

Ci sono quelli che aspettano che qualcuno lo aggiusti, è più che lecito. L’unico problema è che poi però devono essere disposti a giocare con le regole di chi quel sistema l’ha creato.

Poi ci sono quelli che si lamentano e si disperano per la situazione. Attenzione, a volte ci sono veramente situazioni al limite e qualsiasi stato d’animo è comprensibile. Comprensibile ma non approvabile, permettimelo (non potrei essere proprio io a dirti il contrario). Permettimelo perchè, malgrado tutto, questa è una soluzione che non porta troppo lontano.

E poi ci sono quelli ai quali non gliene frega un tazzo (vedi sopra).
Magari si lamentano e si disperano anche loro, per 10 minuti.

Poi si tirano su le maniche, inventano nuove regole, nuovi sistemi: e li cavalcano.

Una volta lessi su un libro qualcosa del genere:

“I se e i ma sono il linguaggio dei falliti,
le persone che possono vincono nonostante

Non sono d’accordo sul termine falliti, ma sul resto si.
Non si tratta di essere falliti o no, si tratta di vivere o lasciarsi vivere, di decidere o subire le decisioni (degli altri, del mercato), di vivere in costante attesa piuttosto che in grande anticipazione.

Le persone che possono vincono nonostante..
Belle parole? No, fa parte della storia, della storia dell’uomo.

E ora che si fa?

Beh, a te la parola.

Più che puoi, sempre.

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