Qualche giorno fa è accaduta una cosa particolare e mi è venuta voglia di raccontartela.

E’ arrivato mio figlio, Manuel di 7 anni, e ha detto: “papà , penso di morire“…

BambiniTu hai figli? Se li hai puoi capire come mi sono sentito in quel momento.

Manuel sta affrontando questa paura in questo momento. Si sa, i bambini durante la loro crescita affrontano diverse paure (quella del buio è la più classica, poi ce ne sono altre come il contatto con le persone ecc.). Lui invece sta affrontando questa.
Manuel è rimasto particolarmente scosso dal padre di un suo amico che qualche mese fa se n’è andato, per sempre.

In ogni caso la prima risposta che è venuta in mente a me e a mia moglie, così a impatto, è stata: “ma Manuel, non pensarci dai, sono cose brutte…

Errore n°1

Volevamo cercare di aiutarlo ma stavamo sortendo effetto contrario.

E incredibile quante volte accade, crediamo di fare il meglio per i nostri figli invece inconsapevolmente facciamo il contrario.

Qual’era stato l’errore in questo caso? Come forse saprai il nostro cervello non riconosce la parola no.
Non per una magia o perchè qualcuno ha deciso così, semplicemente perchè il nostro cervello lavora per immagini.

Le parole che diciamo creano immagini nella nostra mente. L’esempio classico è se io ti chiedessi di “non pensare, mi raccomando, NON PENSARE ad un grosso elefante bianco con pallini rossi su tutto il corpo ed una scimmietta sulla testa“. Ci hai pensato vero? Questo perchè  le nostre parole, come ti dicevo, creano immagini nella mente (e per questo se dici “non fumerò, non berrò, non farò questo, non farò quest’altro,in fondo stai semplicemente stimolando quella cosa, quindi effetto contrario).

Ecco dunque che, dicendo a Manuel “non pensarci, sono cose bruttenon stavamo facendo altro che rafforzare quel suo pensiero. Gli stavamo dicendo in realtà: pensaci, sono cose brutte.
Si, è vero, ci ha presi alla sprovvista, immagina sentirsi dire una frase del genere.

Se fosse capitato a te, così all’improvviso, cosa gli avresti detto?

Le cornici della menteQuestione di cornici (quelle della mente)

La nostra esperienza soggettiva viene creata non fuori ma dentro, nella nostra mente. Possiamo trasformare l’esperienza stessa semplicemente cambiando le cornici. Così si chiamano, le cornici della mente.

Cosa abbiamo fatto dunque? Appena ci siamo accorti dell’errore (e mentre Manuel continuava a dire “ma non posso non pensarci, non ci riesco proprio (e aveva ragione poverino!)) gli abbiamo subito detto: “ma ci pensi alla tua fidanzata (ha una bella fidanzatina, bionda occhi azzurri!), ci pensi a quando ti sposerai, ma te lo immagini Manuel?!!“.
“E pensa a quando andrai a lavoro, che lavoro ti piacerebbe fare?”
“E immagini quando tornerai a casa e i tuoi bimbi ti correranno incontro per farti le feste? Proprio così come tu e Isabel le fate a me?”

Immagina, Manuel ha iniziato a ridere a crepapelle pensando a lui da grande! Che bello Manuel quando sorride.

Ecco le due soluzioni che avevamo con Manuel:

Soluzione 1: continuare a spingere contro una porta chiusa (non pensarci…) con il rischio di girare la chiave e chiuderla ancora di più
Soluzione 2: aprire una nuova strada, cambiare la cornice. In questo caso creare un ponte verso il futuro.

In effetti c’era una soluzione 3: coccolarlo e dirgli “stai tranquillo, non succederà “. Non sarebbe servito a nulla, se non a rafforzare quel suo pensiero (non succederà …ovvero..ancora focus sul pensiero negativo, senza contare poi che avremmo stimolato un’altra serie di reazioni che non sto qui a dirti perchè sarebbe troppo lunga ora).

Esistono molti modi per cambiare le cornici, è  un discorso molto interessante e te ne parlerò sicuramente prossimamente.

Mi è venuta voglia di raccontarti questo episodio anche perchè molte persone mi chiedono:

Ma con i bambini come si fa Italo? Si può usare la Pnl? Si possono usare altre tecniche?

Bambini FeliciIo quindi dico: non solo si può fare ma è anche molto più semplice con i bambini.
E’ più semplice (e si ottiengono risultati in modo più rapido) perchè i bambini non hanno tutte le sovrastrutture che abbiamo noi adulti, diciamo che con loro è come incidere su un disco ancora vergine.

Tu hai figli? Se hai figli sicuramente sai quale sensazione si prova riuscendo a liberarli da un loro problema, da una loro paura.
Quando il broncio si trasforma in un dolcissimo sorriso e tu sai che, in qualche modo, è anche merito tuo.

Senza contare poi che, riuscendo ad aiutarli, stimoliamo anche il senso di complicità , li stimoliamo a raccontarci i loro problemi (perchè penseranno che abbiamo soluzioni e continueranno a farlo anche quando saranno più grandi) e, soprattutto, li stimoliamo ad essere nostri amici.

Ho anche fatto una chiacchierata con Mattia Lualdi in questi giorni (che conosci per via di “Metamorphosi - E’ arrivata l’ora della Tua Trasformazione” e per il fatto che i voti ricevuti per i suoi articoli gli hanno messo in mano lo scettro di top esperto di piuchepuoi già da molti mesi).
Mattia ha molta esperienza e lavora anche con i bambini. E’ pronto anche un suo lavoro specifico proprio su questo argomento, i nostri figli, che sarà a disposizione su piuchepuoi.it già a partire da questo mese.

E’ proprio vero, a volte crediamo di fare il meglio per loro mentre stiamo facendo l’opposto (come è accaduto a me con Manuel all’inizio).

Quello che posso dirti personalmente è di non cercare di risolvere i loro problemi a partire dal tuo punto di vista, dal tuo mondo, ma entrare prima di tutto nel loro di mondo e, poi, agire da dentro.
Abbiamo una responsabilità grandissima nei loro confronti, una responsabilità bellissima e, se sei genitore, sai cosa intendo dire.

Alla prossima e buona settimana.

Italo

p.s.: ovviamente questa è la pria parte, in questo modo abbiamo allontanato quel pensiero ma non abbiamo sconfitto la paura. E’ stato un modo per tamponare l’emergenza visto che ci aveva preso alla sprovvista.
Il secondo passo è capire “cosa” gli faceva paura. Ti fa paura il buio? Cosa ti fa paura del buio? (che ci siano i “mostri”, che tu vada a sbattere, che ci sia una buca e tu cada ecc. ecc. ecc.). La risposta a questa domanda, ovvero il “cosa”, ci darà indicazioni su come affrontare quella determinata paura. Molti bambini hanno paura del buio, non tutti per lo stesso motivo.

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